QUANDO IN FAMIGLIA ARRIVA UN CANE: I CONSIGLI DI LUCA SPENNACCHIO

Mer 23/11/2016

 

L'amicizia tra cane e uomo è antica e consolidata, risale a molte migliaia di anni fa. I cani sono stati nostri alleati, compagni, aiutanti nel lavoro, ne abbiamo fatto i protagonisti delle nostre prime raffigurazioni e delle prime narrazioni – pensiamo ad Argo, il cane di Ulisse, che attende per vent'anni il ritorno del suo padrone: lui solo riconosce Odisseo, seppur travestito da mendicante, trasfigurato dal tempo trascorso e dalle peripezie, cogliendo, con infallibile fiuto,  l'essenziale dietro l'apparente.

Ma in questa lunga amicizia, noi uomini corriamo il rischio di mancare il bersaglio tutte le volte in cui guardiamo al cane che ci è di fronte trasformandolo in una cosa, in un oggetto utile per uno scopo (reificato, postato sui social, ostentato) o quando ne facciamo una nostra proiezione, surrogato di figure e relazioni umane povere o vuote. 
Quando ho conosciuto Luca Spennacchio, in occasione di un corso di Pet therapy da lui tenuto per alcuni docenti, ho iniziato a capire che guardare onestamente all'alterità che un cane rappresenta significa essere costretti a guardare, nello stesso tempo, dentro noi stessi, perchè la storia di questa lunga amicizia è anche la storia di come siamo diventati ciò che siamo e di come il cane possa ancora guidarci verso regioni interiori che, in qualche modo, abbiamo dimenticato, regioni in cui ritrovare l'istinto, l'olfatto, il tatto, il rapporto con la natura.

Per avere un parere esperto intorno alla grande avventura che rappresenta l'ingresso di un cane in famiglia ho quindi pensato a  Luca, la cui eclettica esperienza non può racchiudersi in poche righe: fotografo, scrittore, istruttore cinofilo, relatore in conferenze e seminari, consulente in Zooantropologia applicata – disciplina che ha come suo oggetto specifico la relazione uomo-animale. Attraverso la breve intersezione professionale prodotta dal corso, Luca era riuscito a operare una sorta di rivoluzione copernicana nel cielo delle mie vaghe idee sul rapporto tra uomo e cane. E mi aveva fatto capire, forse senza volerlo, che educare un cane significa anche educare e conoscere noi stessi.
Chi meglio di lui poteva quindi rispondere alle mie domande?

Luca, quando una famiglia decide di 'allargare il branco, prendendo un cane, in che modo può orientarsi per la scelta?

 

"Scegliere il proprio compagno di vita per i prossimi quindici anni non è cosa affatto facile: non si tratta di un oggetto, ma di un essere vivente che si svilupperà, crescerà, farà esperienze. A differenza di un’automobile, per esempio, che rimane invariata - un SUV resterà per sempre un SUV - un individuo vitale e intelligente come il cane ci espone a variabili infinite. Se la decisione ricade su una razza specifica dobbiamo essere certi che le peculiari caratteristiche di questa siano  affini al nostro stile di vita e alla nostra famiglia, il che implica una buona conoscenza della razza stessa. Molti sono portati a credere che la differenza tra una razza ed un’altra sia esclusivamente l’aspetto: dimensione, colore e lunghezza del pelo, lunghezza del muso e proporzioni del corpo, eccetera. Ma non è affatto così: la vera differenza sta dentro il cane, non tanto fuori. Quindi è necessario rivedere i nostri parametri di scelta se questa è stata fatta esclusivamente considerando l’aspetto fisico del cane.
La scelta dovrà prendere in considerazione la composizione della famiglia, la possibilità o meno di stare fisicamente con il cane o la necessità di lasciarlo molte ore da solo (fatta eccezione per i cuccioli, che hanno l’esigenza di stare sempre con qualcuno – ad eccezione di poche ore al giorno –, un adulto può adattarsi a trascorrere diverse ore in solitudine, ma la cosa varia a seconda della tipologia di cane presa in considerazione); il tipo di ambiente in cui si vivrà (affollata città - paese rurale - zona periferica - eccetera); lo stile di vita della famiglia soprattutto in relazione alla vita sociale: si ricevono molte visite da amici e parenti? Si viaggia molto nei week-end? Si ama passare molto tempo libero all’aria aperta? Si esce tutte le sere per andare al cinema o in pizzeria preferendo lasciare il cane a casa?."

 

Che cosa bisogna tenere presente per educare un cucciolo?
"Il cucciolo avrà bisogno di avere informazioni sul mondo e le ricercherà dai membri della sua famiglia, ossia, noi. Educare un cucciolo è un lavoro molto impegnativo e non si tratta affatto – come molti sono portati a credere – di insegnargli un paio di comandi di base (come ad esempio a sedersi a comando). 
Educare significa fornire le competenze ad un piccolo per far sì che diventi un adulto sicuro di sé, socievole con le persone e gli altri animali, insomma, capace di stare nel mondo che lo circonda senza avere problemi di sorta.
Per far ciò la prima mia regola è quella di stare il più tempo possibile insieme, ma non esclusivamente a fare esercizi e giochi: è molto importante anche stare semplicemente insieme a non far nulla di specifico; essenziali sono  il senso di appartenenza e la vicinanza fisica: il cane, come tutti sappiamo, è un animale altamente sociale."

 

Il cane comunica usando un suo linguaggio: quanto è importante tradurlo e interpretarlo? 

"Il processo educativo richiede l’apprendimento da parte nostra di molte conoscenze e competenze: non si tratta di improvvisarsi o tentar di interpretare a nostro piacimento il linguaggio del cane dato che è facile fraintenderlo. Capire il linguaggio del cane è fondamentale e questo non è solo “tradurre” nella nostra lingua ciò che il cane ci dice, ma significa comprendere come il cane vede il mondo, ossia che tipo di valori abbia, valori che magari non possono essere tradotti nella nostra lingua, ma possono essere compresi. Questo accade perché il cane è una specie ben diversa dalla nostra e vede il mondo in modo molto differente da noi. La lunga convivenza ha favorito l’uomo e il cane nel potersi capire e questo ci pone di fronte ad una questione, dato che scegliere di vivere con un cane significa disporsi ad apprendere una nuova lingua, un modo diverso di guardare il mondo, chiediamoci: siamo disposti a farlo? Ciò richiederà tempo, energie, richiederà di cambiare qualcosa della nostra vita, magari anche di importante. Richiederà di gestire il nostro tempo in modo diverso. In sostanza: quanto siamo disposti – veramente – a farci stravolgerela vita?"

 

La relazione bambino-cane e adolescente-cane: nella tua esperienza, che funzione educativa e di crescita può avere questa relazione? 

"La convivenza cani-bambini ha un enorme potenziale educativo per entrambi, certo che sarebbe necessario fare dei distinguo; è molto diverso se parliamo di un bimbo molto piccolo e di un cane adulto, o di un bambino introno ai 4 anni e un cucciolo.
Quello che è importante, a mio avviso, è di considerare che i bambini potrebbero non comprendere i segnali comunicativi espressi dal cane e quindi, senza volerlo, essere violenti con il cucciolo o rischiare un’aggressione punitiva da un cane adulto. È importante che l’interazione tra i due sia monitorata sempre da un adulto e che siano gli adulti a trasmettere il senso di rispetto nei confronti del proprio cane per far comprendere che esso può essere il miglior compagno di giochi e non il gioco in sé.
È necessario che sia insegnato come giocare con il proprio cane e quando è opportuno farlo. Ma anche quando il cane va lasciato riposare e non va disturbato, soprattutto se si tratta di un cucciolo, che necessita di molte ore di sonno in tutta tranquillità – concetto che un bambino fatica a comprendere, e che quindi deve essere gestito dai genitori. 
Inoltre sarà molto difficile, sia per un cucciolo che per un bambino, comprendere di chi siano i giocattoli sparsi per casa: questo potrebbe creare delle situazioni di conflitto, sia da una parte che dall’altra: ecco un’occasione per insegnare a nostro figlio il senso dell’ordine, spiegando quanto è importante, alla fine dei giochi, il riporre tutto quanto al suo posto, magari lontano dal cucciolo per evitare che questo rosicchi i giochi di nostro figlio rovinandoli e rischiando di farsi male. Al cucciolo vanno dati degli oggetti appropriati per soddisfare la sua necessità di masticare – proprio come per un bimbo piccolo che esplora il mondo “assaggiandolo” – che non andrebbero confusi con altri oggetti di casa. 
Insomma, il cane può offrire molti spunti educativi per nostro figlio e non va sottovalutato – con bambini un po’ più grandicelli – lo sviluppo del senso di responsabilità nel prendersene cura, nel soddisfare le sue necessità e nell’assecondarlo nei suoi bisogni, come per esempio l’andare a spasso di frequente in un ambiente naturale, come un parco pubblico, se si vive in città, o su sentieri di campagna. Anche questo fatto è un’occasione per far conoscere ed apprezzare ai nostri figli la natura, spingendoli a stare un po’ di più all’aria aperta, lontani, almeno per un po’, dal mondo virtuale dei tablet e smartphone che assorbono gran parte del loro tempo."

 

 

 

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