PREVENZIONE E DIFESA PERSONALE CONTRO IL BULLISMO: A LEZIONE COL MAESTRO BISASCHI

Ven 02/02/2018

 

 

Per contrastare fenomeni di bullismo o atti di violenza privi di un carattere sistematico, un ruolo importante è giocato dalla consapevolezza personale e dalla capacità di prevedere e riconoscere le situazioni di rischio: prevenire è meglio che curare, potrebbe essere la sintesi dell'intervento ricco di spunti offerto dal Maestro Andrea Bisaschi, esperto di sicurezza personale e prevenzione del bullismo,  invitato a parlare con gli alunni delle classi prime e seconde del Liceo scientifico Attilio Bertolucci di Parma nel corso di un incontro che ha fatto seguito alla proiezione del film Wonder. 

La vasta platea di giovanissimi è apparsa concorde nel manifestare l'urgenza di affrontare un tema come il bullismo che, in via diretta o indiretta, coinvolge fortemente i ragazzi: le cronache riportano quotidianamente notizie di aggressioni, fisiche o verbali, così come di atti denigratori e persecutori che scelgono come canale, subdolo quanto micidiale,  i gruppi WhatsApp, Facebook o Ask e che si configura come cyberbullismo.  

Nel dialogo condotto insieme agli alunni,  Bisaschi non fornisce soluzioni preconfezionate ma, ponendo domande direttamente ai ragazzi, li aiuta a fare emergere da loro stesse possibili risposte per affrontare il groviglio di sentimenti che è necessario dirimere, come una matassa, per poter trovare il bandolo del fenomeno bullismo: seguendo un approccio di tipo maieutico, Bisaschi chiede ai ragazzi chi, nella loro esperienza,  ritengano essere il bullo. La risposta arriva precisa e nitida da una alunna: "secondo me il bullo è un debole che non è soddisfatto della sua vita e quindi decide di disturbare le vite degli altri". 

E, così come nel film "Wonder" il punto di vista non ha una focalizzazione univoca ma è, per così dire, mobile e plurivoco, anche nel dialogo che segue il film la prospettiva appare variabile e la figura stessa del bullo viene letta sotto una luce che fa emergere quanto chi aggredisce spesso debba essere aiutato più che punito: "il bullo", interviene un alunno, "si comporta male perché non è consapevole del male che fa, non sa di sbagliare: forse più che punirlo sarebbe necessario fargli capire che sbaglia e aiutarlo a riconoscere i comportamenti più corretti." Non avranno ancora iniziato a studiare filosofia, questi ragazzi, ma sembra che abbiano conosciuto Socrate, con la sua idea secondo la quale si commette il male perché si ignora il bene: "molto spesso", prosegue un compagno di classe, "il bullo è qualcuno con poca empatia: non si rende conto del dolore che provoca in chi è vittima dei suoi attacchi."

Inconsapevolezza, insoddisfazione, scarsa educazione ai sentimenti, non conoscenza del bene, assenza di empatia, paura: guidati da Bisaschi, gli alunni iniziano a individuare i fili della matassa e a dare loro un nome. Quello che emerge dai fili del discorso, è lo stretto legame che stringe assieme il versante del comportamento a quello delle emozioni e dei sentimenti: "per contrastare il bullismo è necessario lavorare sulla prevenzione e sulla sicurezza personale: la paura è un'emozione primaria e universale, una risorsa per l'individuo in quanto attiva risposte immediate nell'organismo per difendersi o fuggire. Ma esistono dei comportamenti utili per evitare di trovarsi in una situazione che ci veda come vittime: si tratta di accorgimenti rivolti a prevedere i rischi." Il dialogo è reso vivo dalla partecipazione degli alunni così come dalle simulazioni delle situazioni di rischio, efficacemente rappresentate da Bisaschi, coadiuvato dal giovane Sebastiano Cavallo: grazie alle silmulazioni,  le osservazioni intorno al linguaggio del corpo, ai messaggi non verbali e ai  comportamenti indicatori di un possibile rischio diventano facilmente intuibili. 

Un primo fattore che aiuta nella previsione di possibili rischi è l'osservazione dei comportamenti di chi ci sta intorno: "molto spesso" prosegue Bisaschi, "capita di vedere ragazzi, magari fermi alla fermata dell'autobus, con le cuffiette nelle orecchie e lo sguardo perso nello schermo del cellulare: è evidente che i due sensi principali attraverso i quali ci giungono le informazioni dal mondo esterno sono disattivati e questo ci rende più fragili di fronte a possibili pericoli." Sensi 'all'erta', quindi, tanto verso la propria interiorità per conoscere e dare un nome alle proprie emozioni e imparare a gestirle, quanto verso chi ci è accanto, per riuscire a leggerne e interpretarne in modo corretto i comportamenti, nella consapevolezza che siamo animali sociali e che è necessario educare i nostri sensi, i nostri gesti ed azioni alla convivenza armonica con gli altri. 
 
Per contattare il Maestro Andrea Bisaschi, scrivere a andrea.bisaschi@icloud.com
 
 

 

 

 

 

 

  • Attualità
  • Parma magazine
  • Psicologia