A PARMA CAMPAGNA SHOCK ANTI VACCINO DI CORVELVA

Lun 08/01/2018

 

"Io sono danneggiato grave da vaccino lasciato solo e abbandonato dalle istituzioni": la scritta, a caratteri cubitali, campeggia sul corpo bianchissimo, in posizione fetale, di un neonato: si tratta di una delle immagini usate dalla campagna di comunicazione messa in atto da Corvelva, storica associazione veneta Free vax.

La campagna, dopo essere partita in Veneto, attraverso il posizionamento di cartelloni su camion vela, è arrivata in questi giorni a Parma. 

Così la associazione, attraverso Facebook, giustificava, a metà novembre, lo scopo di questa modalità di comunicazione: "in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale, Corvelva ha deciso di lanciare una campagna/denuncia forte, sopra le righe, speriamo capace di far aprire gli occhi. Voltarsi dall'altra parte non è più possibile."

Cartellone in via Pertini a Parma

Pochi giorni dopo l'inizio della campagna pubblicitaria  anti-vaccino, un articolo su Le Monde denuncia, fin dal titolo,  "quando una campagna anti-vaccino fa passare  un bambino vivo (e vaccinato) per un bambino morto."

La giornalista  domanda, in apertura dell'articolo: "Fare passare un neonato, vivo e vaccinato, per una vittima dei vaccini all'interno di una campagna pubblicitaria? Nessun problema per l'associazione italiana antivaccinazione Corvelva che difende la libera scelta delle vaccinazioni."

"Il poster è sorprendente: una foto in bianco e nero di un neonato, il cui volto è sfocato, e questa frase: 'Sono morto dopo un vaccino esavalente. I rapporti hanno oscurato la mia morte'. Ma il bambino presentato da questa campagna come morto dopo un vaccino e del quale sarebbe stata nascosta la morte  è vivo e vegeto - si tratta del  figlio del fotografo australiano Brayden Howdie. Molte sue foto in epoche diverse sono visibili sulla pagina di Shutterstock di Howdie." 

La stessa associazione ha poi confermato attraverso Facebook che l'immagine era stata acquistata su Shutterstock aggiungendo che "quando acquisiti un'immagine non ti rilasciano il certificato di nascita o vaccinale del soggetto".

L'immagine non rappresenta un bambino morto per Sids (Sudden Infant Death Syndrome) causata da vaccino esavalente anche perchè, come si affrettano a dire in un post dall'intento giustificatorio,  pubblicato sulla pagina Facebook della associazione, richiamandosi, in modo fumoso, allo scarto tra realtà e rappresentazione cui allude il celebre quadro La Trahison des images del pittore surrealista belga René Magritte (ma surreale appare solo il contenuto del post stesso),  " la foto acquistata su Shutterstock non potrà mai eguagliare la foto di un bambino morto o danneggiato e se il punto di osservazione sarà distante allora vedrete sempre e solo un bambino sano. La negazione del testo 'io sono un bambino morto…' al contrario dell'opera di René non sta nella forma ma nella sostanza essendo già inserita in una negazione intrinseca: non esistono danneggiati, non esistono morti da vaccino. Affermare che invece esistono mediante una scritta attiva nell'utente quel conflitto voluto tra lettura e visione, un contrappasso inevitabile."

Quindi la formulazione di un'affermazione falsa (Sono morto dopo un vaccino esavalente) servirebbe a scatenare nell'osservatore un fantomatico "conflitto tra lettura e visione". Quello che produce, invece, è un timore nei confronti di un evento tanto spaventoso quanto imponderabile: non esiste correlazione accertata tra morti e vaccini, secondo quanto affermano i dati resi noti da Aifa (agenzia italiana del farmaco), il cui direttore Mario Melazzini, a questo proposito, ha dichiarato che "anche dal Rapporto 2016 non emergono problematiche di sicurezza che possono modificare il rapporto beneficio rischio dei vaccini utilizzati. Come Agenzia regolatoria, proseguendo nell'operazione di trasparenza già avviata, mettiamo sul campo e rendiamo disponibili dati e analisi rigorose, a fronte di tanta disinformazione sui vaccini, sostenuta da alcuni movimenti di opinione che, pur rappresentando una percentuale esigua della popolazione, sollevano clamore e generano dubbi troppo spesso infondati e non supportati dalle evidenze. I dati del 2017 saranno disponibili nei primi mesi del nuovo anno".

Cartellone in via Sidoli a Parma

Dai dati resi noti da Aifa, la maggior parte delle reazioni segnalate sono state definite non gravi (circa l'84%). Tra queste, le più comuni sono state febbre, reazioni nel punto di iniezione (come dolore, rossore, tumefazione, eritema), irritabilità, malessere, pianto, cefalea.

Le segnalazioni di sospette reazioni avverse considerate gravi sono state rare e nella maggior parte dei casi sono risultate a carattere transitorio, con risoluzione completa dell’evento segnalato e non correlabili alla vaccinazione.

Dei sette casi con esito fatale descritti nel Rapporto 2016, nessuno è risultato correlabile con la vaccinazione tra quelli per i quali è stato possibile valutare il nesso di causalità. 

“Il Rapporto" continua Melazzini, "è uno strumento utile per gli operatori ma anche per stoppare le notizie false, che rischiano di mettere in crisi la più efficace tra le armi di prevenzione. Abbiamo reso evidente ogni dettaglio, in modo che chi vuole, se in buona fede, può facilmente verificare che le reazioni avverse sono ascrivibili, di fatto, a coincidenze meramente temporali. Andando nel dettaglio, nel biennio di riferimento, il Rapporto registra due decessi di bambini nel 2014 e tre nel 2015, ma in nessuno di questi casi è stata rilevata una correlazione tra il vaccino e la morte, attribuibile ad altra causa. Gli altri casi di decessi, registrati tra la popolazione in età avanzata, riguardano persone di età media di 83 anni, già affette da altre gravi patologie."
Ma gli ideatori della campagna anti-vaccino portata avanti dall'associazione free vax Corvelva non sembrano interessati a questi dati, la campagna stessa non punta a dare alcuna informazione:  l'obiettivo sembra piuttosto quello di creare allarme, paura nei confronti di una minaccia, di un rischio che potrebbe colpire, in modo imprevedibile, attraverso la somministrazione di un vaccino, le persone che abbiamo più care. Ma una modalità di comunicazione, che punta ad atterrire l'osservatore rivolgendosi alla parte più irrazionale dell'animo di ciascuno, suscitando paure ingiustificabili se messe a confronto con la pietra di paragone dei dati, non assomiglia  ad una modalità di comunicazione di tipo terroristico? 

(Lucia d. I.)

 

 

 

  • Attualità
  • Parma magazine
  • Bambini