LEGGERE MIGLIORA LA TOM

Lun 02/11/2015

“Un libro dev’essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”: quando Franz Kafka pronunciò queste parole, forse non sapeva di precorrere una verità scientifica.

Gli psicologi la chiamano ToM, teoria della mente, tutti gli altri empatia, ed è la capacità di cogliere gli stati mentali propri ed altrui prevedendone le conseguenze in relazione ai comportamenti. Come dire la chiave di volta della socialità. Ora neuroscienziati della Carnegie Mellon University di Pittsburgh hanno riscontrato che il nostro cervello reagisce alla lettura di un romanzo proprio come se ne vivessimo il contenuto, stimolando gli stessi neuroni coinvolti nelle percezioni fisiche e nel movimento del corpo.

I benefici, oltre che relazionali, abbraccerebbero il mondo emotivo interiore, aiutandoci a diventare più sereni, equilibrati ed intuitivi, capaci di stare meglio con gli altri e con se stessi. Se piacevole e coinvolgente dal punto di vista dell’immedesimazione, magari un grande classico di Maupassant o Cechov, la lettura perfetta è una password per entrare nei meccanismi della finzione come parte attiva, portandoci a tenere il fiato sospeso per le sorti del nostro eroe e ribollire d’ira se invece le vicende non evolvono come sperato.

Avete mai provato quel senso di deluso abbandono, quasi una solitudine, alla fine di un romanzo che vi ha particolarmente rapiti? Buon segno, il libro ha aumentato la vostra ToM. A dare man forte agli studi a favore della lettura se ne aggiunge uno di recente divulgato dall’Università di Sussex: soli sei minuti di lettura al giorno ridurrebbero lo stress di oltre due terzi, più che ascoltare musica o fare una passeggiata. Inoltre ci consente di ampliare i tempi di attenzione ed è un modo per implementare le funzioni cognitive: insomma un vero toccasana per il cervello.

 Da “somministrare” a piene mani anche ai bambini, fin da piccolissimi. Se alcune fonti ritengono che la ToM non si formi prima dei quattro anni, clinicamente nei primi due anni di vita ne compaiono tre precursori: attenzione condivisa (dagli otto mesi), imitazione (dai nove mesi anche differita nel tempo), gioco di finzione (dai ventiquattro). Le storie narrate permettono al bimbo di esplorare le emozioni con un adulto capace di decodificarle per lui con modalità adeguate alla fase di sviluppo, ma soprattutto alla realtà che lo circonda e al suo trascorso.

La lettura, non è nemmeno il caso di ribadirlo, sviluppa inoltre la conoscenza, arricchisce vocabolario e proprietà linguistica, stimola fantasia ed immaginazione. Insomma aumenta l’empatia. Chi ama leggere sottoscriverà di certo l’atto d’amore di Jean-Paul Sartre: “I libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi, i miei animali domestici, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita…”.

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