LE DIECI REGOLE PER LO SMARTPHONE IN CLASSE

Ven 26/01/2018

Si ritorna a parlare di smartphone a scuola, un argomento di grande attualità che continua a sollevare dubbi e perplessità in chi quotidianamente vive il contesto scolastico, nel ruolo di  insegnante, di educatore o come  genitore.

Mentre i primi si interrogano e discutono su quale sia il modo migliore per integrare in maniera costruttiva l’uso di dispositivi nella didattica - pratica di fatto già esistente da diverso tempo - gli altri vivono una loro personale battaglia, che ha lo scopo di educare i figli all’utilizzo consapevole  di questi potenti e straordinari mezzi.

Ma cosa sta accadendo in questi giorni?

Dopo la direttiva del 2007 che vietava l’uso del cellulare a scuola ora se ne dà il via libera con un decalogo che ne regolerà l’utilizzo.

Si tratta di dieci criteri approdati nelle scuole tramite circolare dal emanata dal Ministero, lasciando poi ad ogni istituto la libertà di adottare una propria “Politica di uso accettabile delle tecnologie digitali” (Pua), che suona come un’espressione di disgusto.

Nel decalogo viene sottolineata una visione positiva del rapporto tra professori e studenti, in un una cultura plasmata da nuovi linguaggi e stili, derivati dall’enorme diffusione di tablet e smartphone; da questo punto di vista la scuola non può sottrarsi al cambiamento in corso, ma è chiamata a sostenerne il rinnovamento. Una strada opposta a quella seguita in Francia, dove è stato da poco introdotto il divieto di usare gli smartphone a scuola, poiché secondo il Miur, “proibire l’uso dei dispositivi a scuola non è la soluzione”.

Il dibattito è aperto e tante sono le possibili implicazioni, si può essere d’accordo oppure no ma alcune riflessioni sorgono spontanee leggendo il decalogo.

Come potrà, la didattica, guidare all’uso competente e responsabile dei cellulari?

In che modo sarà possibile costruire un’alleanza educativa tra scuola e famiglia su questioni relative all’uso dei dispositivi, così come scritto nel decalogo?

Se è vero che le nuove tecnologie stanno rivoluzionando la scuola, supportando e potenziando le modalità di fare didattica, è anche vero che non si devono confondere le funzionalità offerte dai diversi device: un conto sono i tablet, un altro gli smartphone.

I device, se utilizzati a scuola, consentono differenti tecniche di apprendimento, tanto che esistono già in alcune scuole, le future classroom o le flipped classroom. Ma qual è la differenza tra il tablet e lo smartphone: se il tablet ha la possibilità di essere utilizzato solo a scopi didattici lo smartphone, in quanto device personale, contiene Whatsapp, Instagram e Facebook: strumenti che distraggono dalla lezione. Tra l'altro, con una legge che prevede l'utilizzo di questi strumenti in aula, i docenti sarebbero delegittimati: come potrebbero valutarne un utilizzo improprio e quindi ritirarlo ai ragazzi?

Una possibile soluzione potrebbe essere dunque quella di un tablet fornito dalla scuola, senza Whatsapp, Facebook o Instagram, ma con all'interno i libri di testo e con la possibilità di interagire con il docente, così da insegnare l'importanza della condivisione e potenziare l'apprendimento dei giovani. Questi strumenti dovrebbero essere utilizzati in affiancamento alla didattica tradizionale per potenziarla. Non bisogna dimenticare che è lo stare in relazione quello di cui i ragazzi hanno principalmente bisogno, oltre all’avere attorno a loro degli adulti che fungano da guida e da esempio nel gestire le relazioni all’interno di una società che è sempre più complessa.

Dott.ssa Silvia Panella

Dott.ssa Stefania Caltieri

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