Il bullismo: un brutto gioco per tutti

Mer 19/09/2018

di Stefania Caltieri e Silvia Panella

 

Spesso si crede che parlare di bullismo e cyberbullismo significhi innanzitutto preoccuparsi delle vittime, del loro stato d’animo e della loro sofferenza. Sono loro ad essere individuate come “la parte debole” del fenomeno, ragazzi/e da proteggere e salvare.

Tuttavia considerare il bullismo/cyberbullismo solo un “gioco” a due, in cui c’è chi vince (il bullo) e c’è chi perde (la vittima), può essere alquanto riduttivo; infatti, perché di bullismo si tratti, devono essere presenti diversi attori, ognuno dei quali gioca un ruolo cruciale: c’è un bullo che agisce in modo a volte spietato; c’è una vittima che subisce e ci sono i compagni, che decidono di rimanere passivi, che spalleggiano il bullo per sentirsi grandi.

 

Ma chi è il bullo? Cosa si può fare per aiutarlo? Cosa si può fare perché tutti riescano a sottrarsi a questo brutto gioco?

 

Ciò che salta all’occhio è che il bullo è popolare e per questo motivo tanti compagni diventano gregari e lo assecondano qualsiasi cosa faccia, in effetti ai loro occhi (e forse anche a quelli di molti adulti) sembra quello forte. In realtà, gli studi sul fenomeno dicono che, ha una bassa tolleranza alla frustrazione, fa fatica ad elaborare le informazioni sociali e non riesce a comprendere le conseguenze delle proprie azioni.

Tenendo conto di questi aspetti, per affrontare il fenomeno risulta quindi necessario partire da un’assunzione di responsabilità sia da parte degli adulti che dei ragazzi. Solo dopo aver raggiunto questa consapevolezza sarà possibile gestire e risolvere gli episodi che si verificano con frequenza nelle scuole. La gestione di questi comportamenti non può quindi essere lasciata all’iniziativa del singolo genitore o insegnante ma è opportuno agire in modo da rendere le scuole contesti coesi, dove ciascuno è chiamato a contribuire e dare il proprio supporto, luoghi in cui tutti riconoscono di essere in dovere di non commettere abusi e hanno il diritto ad essere tutelati da qualsiasi prevaricazione. La scuola dev’essere un contesto in cui ognuno si senta responsabilizzato a mantenere un ambiente fatto di relazioni sane ed esente dal bullismo.

È necessario che ciascun adulto, sia esso genitore della vittima o del bullo o dei gregari senta di potersi fidare dell’altro e ci sia spazio per un confronto sia tra genitori che tra genitori e insegnanti.

È tenendo conto di tutti questi fattori che si possono mettere in atto azioni efficaci per contrastare e respingere un fenomeno che provoca tanta sofferenza.

 

 

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